Legami che fanno soffrire by Patrizia Velotti

Legami che fanno soffrire by Patrizia Velotti

autore:Patrizia , Velotti [Velotti, Patrizia]
La lingua: ita
Format: epub
Tags: Psicologia, Aspetti della psicologia
ISBN: 9788815313836
editore: Societa editrice il Mulino Spa
pubblicato: 2012-10-14T22:00:00+00:00


3.2. Rabbia

Come è stato affermato in precedenza, poiché il fine di un comportamento d’attaccamento è quello di mantenere il legame affettivo con il partner, qualsiasi situazione che sembri mettere in pericolo tale legame può suscitare una qualche reazione/azione destinata a proteggerlo. In queste circostanze: «maggiore è il pericolo della perdita, più intenso e multiforme è il tipo di reazione/azione suscitata per impedirla» [Bowlby 1980; trad. it. 1983, 58].

In tal senso, diviene possibile cogliere non solo il significato delle emozioni, ma anche le loro qualità. Vi è, infatti, una rabbia che può essere definita come funzionale e che contribuisce a superare gli eventuali ostacoli al ricongiungimento con la figura di attaccamento, come nei casi in cui la separazione è temporanea o quando la minaccia della perdita scaturita dalla crisi è accompagnata dalla speranza di un esito favorevole. È questo il caso, ad esempio, di quelle coppie in cui un partner riesce a sentire e riconoscere le emozioni del proprio compagno e, rispetto alla minaccia di abbandono, sperimenta un senso di rabbia che però lo scuote fino al punto di mettersi in discussione per cercare di porre rimedio alla situazione problematica e «recuperare» la relazione; si tratterebbe di una rabbia biologicamente determinata a cui si accompagna la speranza [Bowlby 1973; 1980].

Quando la sensazione di perdita o i segnali di rifiuto del partner sono sentiti come continui, o come troppo pericolosi, subentra, invece, la rabbia della disperazione, una rabbia priva di funzionalità e diretta contro la persona che si sente ormai perduta. È il caso, ad esempio, di chi si accorge improvvisamente che nulla potrà far cambiare idea al proprio partner in merito alla decisione di interrompere il rapporto. Il sentimento di rabbia è così disperato che la persona non nutre alcuna speranza di poter modificare la situazione per cui tutto l’odio viene riversato su colui il quale sembra impassibile di fronte al dolore che si sta sperimentando. La rabbia verso il partner, in questo senso, può diventare disfunzionale quando i pensieri e le azioni aggressive superano l’incerto confine tra ciò che ha un fine dissuasivo e ciò che ha un fine vendicativo, per cui ciò che si prova non è più «il cocente dolore della rabbia, ma la malevolenza dell’odio»[2] [Bowlby 1973; trad. it. 1982, 239].

Il focus sulla disregolazione dell’aggressività è stato approfondito da Schore [2012], che nella sua proposta teorica ipotizza appunto uno stretto legame tra processi mentali e neurobiologici, evidenziando:

un’associazione tra comportamento ostile-aggressivo [Lyons-Ruth, Alpern e Repacholi 1993] e attaccamento disorganizzato, cui si accompagna un deterioramento di specifiche aree cerebrali. Diversi contributi [Miller et al. 1997; Raine et al. 1998; Starkstein e Robinson 1997] hanno evidenziato, infatti, un’associazione tra la disregolazione dell’aggressività e un’alterazione di specifiche funzioni orbito-frontali. Davidson, Putnam e Larson [2000] hanno riferito di una forma di disregolazione emotiva che coinvolge l’amigdala, l’area orbito-frontale e il cingolato anteriore. A tali aree sarebbero riconducibili anche difficoltà nel riconoscimento emotivo della rabbia e di alcune specifiche espressioni facciali, nonché un innalzamento dei livelli di aggressività [Blair e Cipolotti 2000];

una distinzione,



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